Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "variazioni e addizioni"

Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I - Sentenza 29/04/2006 n. 10052
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
In tema di appalti pubblici la perdurante mancata consegna, da parte della stazione appaltante - benché ritualmente intimata - dei progetti di adeguamento dell’opera alle sopravvenute prescrizioni di legge, ben può determinare impossibilità sopravvenuta della prestazione per fatto imputabile al contraente creditore, sul quale sono destinate a ricadere le conseguenze dell’omessa cooperazione necessaria all’adempimento da parte del debitore. Non rilevano, in senso contrario, i poteri della pubblica amministrazione in sede di collaudo, atteso che l’esito positivo di questo non fa venire meno la responsabilità dell’appaltatore nei confronti dei terzi, né la previsione di tempi di adeguamento alla sopravvenuta normativa per immobili già ultimati ed adibiti a edificio scolastico, posto che nella specie si versa nella diversa ipotesi di contratto di appalto per opera in corso di costruzione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 15/12/2005 n. 7130
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
La misura del quinto dell’importo originario dell’opera (c.d. quinto d’obbligo) rappresenta il limite entro il quale l’appaltatore è obbligato all’esecuzione degli ulteriori lavori di cui al contratto di appalto originario ed oltre il quale, invece, i lavori possono essere qualificati come variante del predetto contratto originario, spettando all’appaltatore il diritto alla risoluzione del contratto, salvo che non voglia espressamente eseguirli previo nuovo accordo. E’ stato, al riguardo, precisato (cfr. Cass. Civ., sez. I, 14 giugno 2000, n. 8094) che qualora l’amministrazione appaltante richieda l’esecuzione di lavori diversi da quelli indicati nel contratto originario ed in variante ad essi, per un importo superiore al c.d. quinto d’obbligo, detta richiesta non trova fondamento nell’originario contratto di appalto e ad essa, pertanto, non corrisponde alcun obbligo da parte dell’appaltatore; con la conseguenza che il successivo accordo intervenuto tra le parti per l’esecuzione di nuovi lavori in variante (nella forma di un atto di sottomissione o di un atto aggiuntivo) deve essere considerata come un nuovo contratto, autonomo rispetto a quello originario.La negoziazione di nuove condizioni per l’esecuzione dei nuovi lavori a seguito dell’apposita perizia di variante è sicura prova di un nuovo ed autonomo contratto, ma quest’ultimo non può essere escluso per la mera circostanza che l’appaltatore abbia convenuto di eseguire i nuovi lavori agli stessi patti e condizioni del contratto di appalto originario (così, sostanzialmente, Cons. St., sez. VI, 18 ottobre 2000, n. 5605).Non costituiscono elementi decisivi per far ritenere che si sia in presenza di unico ed unitario complesso contrattuale né la previsione di eseguire i nuovi lavori agli stessi patti e condizioni di cui al contratto originario né l’allegazione all’atto aggiuntivo di un nuovo cronoprogramma dei lavori, che tenga conto anche dell’esecuzione di quelli oggetto del contratto originario. Quanto alla prima circostanza, trattandosi di lavori eccedenti il quinto d’obbligo, l’appaltatore non è tenuto ad eseguirli: l’aver accettato la proposta dell’amministrazione appaltante di eseguirli è, pertanto, frutto di una libera scelta, nella quale non può non inserirsi anche la relativa valutazione economica di eseguirli agli stessi patti e condizioni del contratto originario, senza che ciò implichi alcuna continuità, in termini giuridici, del nuovo impegno contrattuale con quello precedente. Quanto alla seconda circostanza, poi, l’esistenza di un cronoprogramma dei lavori aggiornato, tenendo conto sia di quelli relativi all’atto aggiuntivo sia di quelli attinenti all’originario contratto di appalto, dimostra soltanto l’esistenza di un collegamento di fatto tra i due contratti, senza che ciò abbia alcuna ripercussione giuridica sull’autonomia dei due atti contrattuali, diversi, quanto all’oggetto delle prestazioni, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.Nell’ipotesi in cui, dopo la stipulazione dell’originario contratto nel vigore della normativa che consentiva la revisione, vengano stipulati ulteriori atti aggiuntivi nel vigore della nuova normativa che vieta la revisione, tali atti, se configurabili come contratti autonomi rispetto all’originario, soggiacciono al divieto di revisione, mentre quelli non autonomi seguono il regime del contratto originario.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 14/09/2004 n. 5931
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
La misura del quinto dell’importo originario dell’opera (c.d. quinto d’obbligo) rappresenta il limite entro il quale l’appaltatore è obbligato all’esecuzione degli ulteriori lavori di cui al contratto di appalto originario, ed oltre il quale, invece, i lavori possono essere qualificati come variante del predetto contratto originario, spettando all’appaltatore il diritto alla risoluzione del contratto, salvo che non voglia espressamente eseguirli, previo nuovo accordo. Pertanto, qualora l’amministrazione appaltante richieda l’esecuzione di lavori diversi da quelli indicati nel contratto originario ed in variante ad essi, per un importo superiore al c.d. quinto d’obbligo, detta richiesta non trova fondamento nell’originario contratto di appalto e ad essa, pertanto, non corrisponde alcun obbligo da parte dell’appaltatore; con la conseguenza che il successivo accordo intervenuto tra le parti per l’esecuzione dei nuovi lavori in variante (nella forma di un atto di sottomissione o di un atto aggiuntivo) deve essere inteso come un nuovo contratto, autonomo rispetto a quello originario.La negoziazione di nuove condizioni per l’esecuzione dei nuovi lavori a seguito dell’apposita perizia di variante è sicura prova di un nuovo e autonomo contratto, ma quest’ultimo non può essere escluso per la mera circostanza che l’appaltatore abbia convenuto di eseguire i nuovi lavori agli stessi patti e condizioni del contratto di appalto originario.
TAR Emilia Romagna, Sezione Parma - Sentenza 25/03/2004 n. 130
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
In tema di appalto di opere pubbliche, gli atti aggiuntivi che comportino un incremento dell’importo dei lavori superiore al c.d. “quinto d’obbligo” diventano impegnativi per l’appaltatore solo a seguito di una sua nuova manifestazione di volontà - e sono quindi atti autonomi -, a nulla rilevando che nel nuovo atto vengano assunti come termini di riferimento i prezzi esistenti al momento della stipulazione del contratto principale. Ciò implica che, rispondendo l’istituto della revisione dei prezzi all’esigenza di rimediare a sopraggiunti oggettivi squilibri del sinallagma contrattuale, per i lavori eccedenti il quinto d’obbligo si deve comunque avere riguardo al momento del loro effettivo affidamento, mentre per i lavori suppletivi rientranti nel “sesto quinto” - i quali costituiscono una mera variante del contratto principale - resta ferma la decorrenza del computo revisionale alla data di presentazione dell’offerta originaria, con esclusione naturalmente degli eventuali nuovi prezzi concordati nel corso di esecuzione dell’appalto.
Consiglio di Stato, Sezione IV 10/12/1998 n. 1760
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
Qualora vengano eseguiti lavori prima dell'approvazione della relativa perizia di variante, legittimamente l'Amministrazione, nel provvedere al necessario riconoscimento di debito, decurta del 10% la somma attribuita all'impresa in ragione dell'importo della perizia.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 02/07/1998 n. 6470
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
Le variazioni apportate in corso di esecuzione di un'opera appaltata da un ente pubblico in mancanza di un ordine scritto del direttore dei lavori (art. 342 della legge n. 2248 del 1865), se riassunte in una cd. "perizia di variante" successivamente approvata dal competente organo dell'ente appaltante, possono essere "sanate" quanto al profilo dell'irregolarità derivante dalla mancanza dell'ordine scritto, ma tale sanatoria non è idonea a spiegare ultrattivamente i suoi effetti, per il passato, sino al punto da escludere che l'irregolarità medesima sia stata la causa di vicende ulteriori riguardanti l'appalto, come il ritardo nella corresponsione dei corrispettivi dovuti all'appaltatore. (Nella specie, le variazioni progettuali - non autorizzate - nell'esecuzione di un impianto sportivo commissionato da un comune - previo finanziamento del Credito Sportivo - erano state oggetto di perizia di variante successivamente approvata dall'ente territoriale che aveva, peraltro, ritardato i pagamenti per effetto del blocco dei finanziamenti accordati al comune stesso dall'ente erogatore. La S.C., nell'affermare il suesposto principio di diritto, ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva escluso qualsiasi nesso causale tra il blocco del finanziamento - ed il conseguente ritardo nei pagamenti contestato all'ente pubblico - e le variazioni apportate in corso d'opera ma non autorizzate "ex lege").
TAR Salerno 07/01/1997 n. 11
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
L'art. 13, terzo comma, del D.L. 28 febbraio 1983 n. 55, come sostituito dall'art. 9 ,quinto comma, del D.L. 31 agosto 1987 n. 359 convertito dalla legge 29 ottobre 1987 n. 440, il quale stabilisce che l'importo delle perizie suppletive e di variante ai progetti esecutivi approvati successivamente al 1 gennaio 1983 non può superare il 30% dell'importo dei lavori previsti nel progetto originale deliberato, trova applicazione solo nel caso in cui le opere vengano eseguite con finanziamento derivante da mutui.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 23/02/1996 n. 1443
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
In tema di appalto di opera pubblica, l'appaltatore che abbia eseguito variazioni arbitrarie (in quanto non richieste dall'Amministrazione committente, ma introdotte per sua iniziativa unilaterale) non ha diritto, a norma dell'art. 342 secondo comma della legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. f), ad alcun aumento di prezzo, per dette variazioni, né a compenso aggiuntivo od indennizzo di sorta, neppure a titolo di indebito arricchimento della committente.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 28/06/1995 n. 7282
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
In tema di appalto di opere pubbliche, l'appaltatore il quale abbia eseguito variazioni arbitrarie (perché non richieste od autorizzate dall'Amministrazione committente, ma introdotte per sua iniziativa unilaterale) non ha diritto, per tali variazioni, ai sensi dell'art. 342 secondo comma della legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. F, ad alcun aumento di prezzo, compenso aggiuntivo od indennizzo di sorta, neppure a titolo di indebito arricchimento della committente; salvo, peraltro, che le variazioni fossero indispensabili per l'esecuzione dell'opera e concorrano gli altri presupposti di cui all'art. 103 del R.D. 25 maggio 1895 n. 350, nel qual caso - sempre che ne abbia fatto riserva - ha diritto ad una controprestazione monetaria determinata sulla base, non già dei principi dell'indebito arricchimento, ma dei prezzi contrattuali o, in mancanza, dei prezzi determinati a mente degli artt. 21 e 22 R.D. n. 350 del 1895 cit.
Corte dei Conti, Sezione Contr. 08/02/1995 n. 19
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
Affinché la Corte dei conti possa pronunciarsi su singoli atti delle Amministrazioni statali occorre in primo luogo che l'atto faccia parte di una gestione che risulti compresa nel programma definito ai sensi dell'ultimo alinea del quarto comma dell'art. 3 della legge 14 gennaio 1994 n. 20, ed in secondo luogo che l'atto stesso sia qualificato da un'incidenza sulla gestione la quale, pertanto, non deve essere esaurita al momento della pronuncia.Sono illegittimi gli atti aggiuntivi ad un contratto di esecuzione di opera pubblica quando i lavori ivi contemplati non hanno ad oggetto opere accessorie a quelle commesse con i primitivi contratti ma hanno interessato prevalentemente l'esecuzione dell'intera opera da realizzare, per essere conseguenti ad evidenti carenze ed errori delle previsioni progettuali non suffragate a suo tempo da appropriate indagini tecniche.Le variazioni dell'originario progetto di esecuzione di un'opera pubblica che superino il c.d. sesto quinto obbligano il privato appaltatore solo a seguito di una sua nuova manifestazione di volontà che, pur se connessa con quella del precedente contratto, è da questa distinta dando luogo ad un ulteriore ed autonomo consenso negoziale.Nello stabilire il compenso per le opere appaltate con i c.d. atti aggiuntivi deve tenersi conto dei prezzi in vigore all'atto della loro stipula, ed alla revisione prezzi deve procedersi con riferimento alla data dell'affidamento dei lavori aggiuntivi, tanto più quando in essi vengano stabiliti nuovi prezzi, a nulla rilevando, in presenza del disposto dell'art. 2 L. 22 febbraio 1973 n. 37, che nel contratto suppletivo sia stata inserita una clausola che ha assunto come termine di riferimento i prezzi esistenti alla data dell'offerta che ha dato luogo al contratto principale.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 18/11/1994 n. 9794
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
L'appaltatore di opere pubbliche non ha facoltà di sospendere i lavori quando ravvisi la necessità di una variante al progetto originario, se non vi è alcuna necessità di ordine tecnico che impedisca la prosecuzione dei lavori progettati, e non ha diritto al risarcimento dei danni conseguenti a tale volontaria sospensione, ancorché la richiesta variante sia successivamente adottata dalla stazione appaltante ed approvata dalle Autorità competenti, atteso che tale approvazione non ha il valore di una ratifica della sospensione unilateralmente adottata dall'appaltatore.
Corte dei Conti, Sezione Contr. 06/10/1994 n. 91
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.2
Le perizie suppletive e gli atti aggiuntivi ai contratti d'appalto di opere pubbliche sono ammissibili soltanto in via eccezionale e per esigenze sopravvenute; pertanto, non sono legittimi gli atti aggiuntivi per importi superiori a quelli del contratto principale e per lavori resi necessari dall'incompletezza del progetto