Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "in genere"

Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 16/05/2006 n. 2815
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
Nella disciplina di cui agli artt. 119-121 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. la risoluzione del contratto per grave adempimento o ritardo dell’appaltatore comporta la stima dei lavori regolarmente eseguiti e che devono essere accreditati all'appaltatore da parte del direttore dei lavori, la redazione dello stato di consistenza dei lavori già eseguiti e l’inventario di materiali, macchine e mezzi d’opera da parte del responsabile del procedimento. A tale attività è del tutto estranea la fase di collaudo, preordinata, a norma dell’art. 192 del citati D.P.R. n. 554/1999 e s.m., a verificare e certificare l’esecuzione dell’opera secondo le regole dell’arte e quanto stabilito dal contratto. Gli obblighi derivanti dalla risoluzione del contratto per grave inadempimento dell’appaltatore hanno pertanto per oggetto il pagamento delle opere sino a quel momento eseguite in osservanza del precetto del neminem laedere e non il collaudo dell’opera nel suo insieme, peraltro ancora non portata a termine.Di conseguenza è da respingere l’ulteriore assunto secondo il quale l’appaltatore, nei cui confronti sia stata pronunziata la risoluzione del contratto, conserverebbe il diritto all’effettuazione del collaudo in relazione alle opere precedentemente realizzate. Una volta risolto il contratto per grave inadempimento, il precedente appaltatore non vanta alcun diritto nei confronti della stazione appaltante se non quello al pagamento delle opere già eseguite ex art. 119 del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., soddisfatto il quale cessa ogni rapporto. La funzionalizzazione degli adempimenti prescritti dagli artt. 119 e 121 del D.P.R. n. 554/1999 e s.m. alla chiusura di ogni rapporto con l’imprenditore inadempiente ed alla rapida conclusione di un altro contratto con il soggetto designato a completare l’opera è, in definitiva, contraria in sé e per sé al collaudo nel momento di risoluzione del precedente rapporto ed alla partecipazione in qualsivoglia modo dell’imprenditore estromesso alla successiva fase del collaudo, inerente i soli obblighi del nuovo contratto fra la stazione appaltante e l’impresa chiamata a completare l’opera.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 26/04/2005 n. 1916
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
L’art. 10 del Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., emanato con D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, sottrae all’accesso le relazioni riservate del direttore dei lavori e del collaudatore, e non c’è ragione per cui la norma non debba essere applicata (cfr.: Cons. Stato, V, 14 aprile 2004, n. 2163). La circostanza (posta dal giudice di primo grado a fondamento della domanda di accesso) che l’articolo 31 della citata legge n. 109/1994, nel testo modificato dalla legge 1 agosto 2002 n. 166, non rechi più l’aggettivo “riservata”, che qualificava la relazione, è da ritenersi insignificante, sia perché è ben chiaro a quali documenti si riferisce l’art. 10 del Regolamento sia perché il collaudo delle opere pubbliche, in particolare, è ancora disciplinato dall’articolo 100 del regio decreto 25 maggio 1895 n. 350, che definisce “segreta” la relazione del collaudatore. La questione (prospettata dalla società resistente) dell’inapplicabilità dell’art. 10 del Regolamento in forza delle norme transitorie contenute nell’articolo 232 del Regolamento medesimo, non si pone, non essendovi soluzione di continuità tra le norme anteriori che statuivano la segretezza o riservatezza delle relazioni del collaudatore e del direttore dei lavori (secondo la stessa sentenza impugnata, la legge n. 109/1994 nel testo in vigore fino al 2002) ed il Regolamento del 1999.
TAR Umbria, Sezione Perugia - Sentenza 06/12/2004 n. 736
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
Deve essere accolta la richiesta di accesso alle relazioni del direttore lavori e dell’organo collaudatore, considerato che nel nuovo testo dell’art. 31-bis della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., modificato dalla legge 1 agosto 2002, n. 166, art. 7, la parola “riservata” non compare più. Pertanto, se è vero, come ampiamente dimostrato da Cons. Stato, sez. V, n. 2163/2004, che solo la presenza di quella parola nel testo dell’art. 31-bis conferisce (o meglio conferiva) legittimità al divieto di accesso di cui all’art. 10 del regolamento, si deve concludere che, una volta che quella parola è stata eliminata dal legislatore, la relazione non è più “riservata” e non può essere più sottratta all’accesso.Non rileva il contrario tenore dell’art. 10 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. secondo cui “sono sottratte all'accesso le relazioni riservate del direttore dei lavori e dell’organo di collaudo sulle domande e sulle riserve dell’impresa, in quanto, secondo i principi generali sulla gerarchia delle fonti, nel conflitto di due norme diverse, occorre dare preminenza a quella legislativa, di livello superiore rispetto alla disposizione regolamentare ogni volta che preclude l’esercizio di un diritto soggettivo; al Giudice amministrativo, infatti, va riconosciuta la potestà anche in mancanza di richiesta delle parti, di sindacare gli atti di normativa secondaria al fine di stabilire se essi abbiano attitudine, in generale, ad innovare l’ordinamento e, in concreto, a fornire la regola di giudizio per risolvere la questione controversa (Cons. Stato, sez. IV. n. 498/1998).
TAR Sardegna - Sentenza 24/06/2003 n. 764
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
E' illegittimo il diniego all'accesso sulle relazioni riservate del direttore lavori e del collaudatore.La preclusione all'esercizio del diritto di accesso sussiste, in funzione della tutela del segreto professionale forense, solo quando venga in considerazione un'attività di consulenza immediatamente e direttamente orientata alla tutela giurisdizionale o contenziosa degli interessi dell'Amministrazione, e non anche quando essa sia indirizzata a fornire alla stessa Amministrazione elementi valutativi su procedimenti in corso, configurandosi essa, quindi, come attività tipicamente istruttoria e non ravvisandosi, dunque, motivi per sottrarla all'applicazione di un istituto essenzialmente finalizzato a garantire la trasparenza dell'azione amministrativa.
TAR Lazio, Sezione III, - Sentenza 27/11/2002 n. 10824
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
Il divieto di accesso alle "relazioni riservate del D.L. e del collaudatore" si cui all'art. 10 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 e s.m., non è assoluto e soccombe a fronte dell'articolo 24 della legge n. 241 del 1990, almeno quando siano venute meno le esigenze di tutela nel corso del precontenzioso.
TAR Bari 12/04/1999 n. 176
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
Ai sensi dell'art. 25 della legge 7 agosto 1990 n. 241, l'appaltatore di opera pubblica ha diritto di prendere visione della relazione riservata del collaudatore di cui agli artt. 23 ultimo comma, 91 e 100 del R.D. 25 maggio 1895 n. 350
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 17/06/1998 n. 6036
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
In tema di appalti di opere pubbliche assegnati sotto il vigore della legge n. 751 del 1981, le domande relative al conseguimento dei diritti nascenti dall'approvazione del collaudo dell'opera pubblica (pagamento del saldo, svincolo della cauzione, liberazione dai doveri di custodia e manutenzione) possono essere proposte, da parte dell'appaltatore, anche in difetto di approvazione del collaudo medesimo, ove la P.A. abbia inutilmente fatto decorrere il termine di sei mesi dalla data di ultimazione dei lavori (art. 5 legge citata).
TAR Puglia, Sezione II 31/01/1998 n. 113
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
Sussiste il diritto di accesso alle relazioni riservate del direttore dei lavori e dei collaudatori da parte del titolare della ditta che ha realizzato l'opera.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 30/12/1997 n. 13134
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
In tema di appalto di opere pubbliche, l'omessa esecuzione del collaudo da parte del committente entro il termine previsto dal'art. 38 del capitolo generale approvato con D.P.R. n. 1063 del 1962 e la conseguente responsabilità di quest'ultimo per aver paralizzato indefinitamente i diritti della controparte, non comportano automaticamente la decorrenza degli interessi sulle somme dovute all'appaltatore dalla data di ultimazione dei lavori, posto che il diritto al pagamento degli importi richiesti a saldo sorge per l'appaltatore solo all'esito del (positivo) collaudo, e non alla data di ultimazione dei lavori, con la conseguenza che, qualora il collaudo non sia stato effettuato, il giudice di merito, ai fini della decorrenza degli interessi, dovrà valutare il periodo di tempo ragionevolmente necessario per l'esecuzione di detto collaudo in relazione alla natura e all'entità dei lavori eseguiti.
TAR Reggio Calabria 16/09/1997 n. 582
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
L'impresa titolare di un appalto di lavori pubblici non ha diritto di accesso alla relazione riservata e segreta redatta dai collaudatori sulla sua richiesta di maggior compenso per le opere eseguite.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 10/01/1997 n. 169
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
Nell'appalto di opera pubblica, qualora il collaudo finale sia mancato per fatto dell'Amministrazione, quest'ultima non può unilateralmente ridurre il corrispettivo in relazione ad inadempienze dell'appaltatore, delle quali manca, in tal caso, il necessario accertamento in via formale e definitiva, non sostituibile dalle risultanze di eventuali verbali di collaudo in corso d'opera.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 30/08/1996 n. 7987
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
In tema di appalti pubblici, l'art. 5 della legge 10 dicembre 1981 n. 741 prevede che il collaudo debba essere concluso entro sei mesi dalla data di ultimazione dei lavori, mentre l'art. 36 del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 riconosce, in caso di mancato collaudo, il pagamento degli interessi sulla rata di saldo dopo che sia trascorso il termine di centoventi giorni dalla data entro cui doveva essere rilasciato il certificato di collaudo; ne consegue che, ultimati i lavori e decorso inutilmente il termine per il collaudo, la rata di pagamento dell'ultimo stato di avanzamento costituisce la rata di saldo ed è assoggettata, per quanto riguarda la decorrenza degli interessi, alle scadenze espressamente previste dall'art. 36 cit..
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 28/10/1995 n. 11312
legge 109/94 Articoli 26, 28 - Codici 25.1, 28.1
In tema di appalto di opera pubblica, all'Amministrazione è inibito di ritardare sine die le sue determinazioni sul collaudo, in quanto ciò paralizzerebbe per un tempo indeterminato, ed in modo contrario ai principi di buona fede, la realizzazione delle pretese della controparte; pertanto, la mancata adozione del collaudo, nonostante il decorso del tempo normalmente e ragionevolmente necessario in relazione alle effettive esigenze dell'esame valutativo, mentre denota, di per se stesso, il rifiuto del collaudo da parte della committente ed il suo correlativo inadempimento rispetto a questo momento contrattuale, legittima l'appaltatore ad agire in via giurisdizionale per far valere i suoi diritti, senza necessità di mettere preliminarmente in mora la debitrice, né di assegnarle o chiederle che le venga assegnato un termine.La posizione di appaltatore di opere pubbliche - che ha normalmente la consistenza di interesse legittimo (con conseguente devoluzione delle controversie ad esso relative alla giurisdizione amministrativa), in quanto correlato ad un potere discrezionale della Pubblica amministrazione - assume natura di diritto soggettivo tutelabile al giudice ordinario solo quando il committente abbia positivamente esercitato il potere di accordare la revisione.