Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "giudizio arbitrale"

Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 17/02/2006 n. 641
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
L’assenza di un contenzioso pendente, quale presupposto per la partecipazione ad una gara indetta dalla pubblica amministrazione, non può essere negata nell’ipotesi in cui vi sia già stato il deposito del lodo arbitrale che definisca la controversia, ma siano ancora pendenti i termini per le impugnazioni di cui all’art. 827 e ss. del c.p.c..A tal proposito si ritiene che, ai fini considerati, la nozione di contenzioso pendente debba essere intesa in senso sostanziale, cioè come lite non ancora composta tra le parti con gli strumenti posti a disposizione dell’ordinamento giuridico. Pertanto, in caso di lodo deliberato dagli arbitri, ai quali le parti avevano attribuito il potere di definire la controversia, non si può sostenere che la mera possibilità di impugnativa del lodo arbitrale impedisca il passaggio in giudicato del medesimo e, quindi, non consenta di ritenere chiusa la controversia.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 10/03/2005 n. 1008
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
Rientra nella giurisdizione amministrativa la controversia in ordine alla determinazione da parte della Camera arbitrale del compenso spettante agli arbitri che hanno deciso una controversia in materia di lavori pubblici.La determinazione della Camera arbitrale è un atto amministrativo vero e proprio e non un atto negoziale di arbitraggio, come si desume dalla natura amministrata dell’arbitrato in esame.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 08/01/2004 n. 5
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
L’art. 31bis, comma 4, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., che equipara, ai fini della tutela giurisdizionale, le concessioni in materia di lavori pubblici agli appalti, si applica alle controversie relative alle concessioni di sola costruzione di opere pubbliche e non a quelle aventi ad oggetto le concessioni di costruzione e gestione di un impianto pubblico per le quali è, invece, applicabile l’art. 5 della legge n. 1034/71 (ovverosia l’art. 33 del D.Lgs. n. 80/1998). In simili controversie il giudice amministrativo difetta di giurisdizione in ordine alle domande proposte per l’accertamento delle somme dovute per le riserve esplicitate negli atti di contabilità, conto finale e nell’atto di collaudo. E’ competente, viceversa per le questioni che concernono l’applicazione delle clausole convenzionali.Non è sufficiente la sola notificazione della domanda arbitrale per determinare la vocatio in jus del giudice arbitrale, perché, a differenza della vocatio del giudice ordinario che è organo precostituito, la costituzione del collegio arbitrale presuppone il deposito, ad iniziativa di parte (ai sensi dell’art. 150, comma 3, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.), degli atti di nomina degli arbitri presso la Camera arbitrale. Fino a quando questi atti non vengono depositati ed accettati dai giudici designati il collegio arbitrale non è costituito e, come tale, non essendo la controversia soggetta alla sua cognizione, non può determinare alcuna litispendenza.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 17/10/2003 n. 6335
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
Nell’art. 32 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. non è ravvisabile alcun profilo di illegittimità costituzionale, in quanto esso: non prevede un arbitrato c.d. obbligatorio, risultando perciò rispettoso dei principi costituzionali circa il fondamento dell’arbitrato sull’accordo delle parti; attribuisce all’arbitrato il carattere di “amministrato” il che - se correttamente inteso ed applicato - non appare in contrasto con nessuna norma costituzionale; dispone, infine, un’ampia delegificazione con l’indicazione, sintetica ma sufficiente, dei criteri (rispetto dei principi del codice di procedura civile per il procedimento arbitrale; principi di trasparenza, imparzialità e correttezza per la camera arbitrale), cui l’esercizio della potestà regolamentare deve attenersi. E’ illegittimo l’art. 150, comma 3, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., secondo cui, ad iniziativa della parte più diligente, gli atti di nomina dei due arbitri di parte sono trasmessi alla camera arbitrale per il lavori pubblici affinché provveda alla nomina del terzo arbitro, con funzioni di presidente del collegio, scelto nell’ambito dell’albo camerale sulla base di criteri oggettivi e predeterminati. Esso infatti sottrae alle parti della possibilità di nominare direttamente, d’accordo fra loro, il terzo arbitro o di individuare, per detta nomina, un meccanismo diverso, ma pure sempre fondato sulla loro volontà, secondo il principio fondante contenuto nell’art. 810 c.p.c.. L’annullamento di tale disposizione comporta il venir meno delle norme relative alla formazione dell’albo degli arbitri della camera arbitrale (art. 151, commi 5 e 7, quest’ultimo limitatamente agli arbitri), nonché alla durata dell’iscrizione ed alle incompatibilità conseguenti all’iscrizione stessa (art. 151, comma 8, sempre limitatamente agli arbitri; restano, invece, salve le incompatibilità previste dal successivo comma 9, che appare legittimo in quanto meramente specificativo di ipotesi di incompatibilità già presenti nel nostro ordinamento).
TAR Roma 21/10/1999 n. 2377
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
L'art. 32 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., come sostituito dall'art. 9 bis D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito con modificazioni dalla L. 2 giugno 1995 n. 216, il quale dispone che la definizione delle controversie relative ai lavori pubblici è attribuita ad un arbitrato ai sensi delle norme del titolo VIII del libro quarto del Codice di procedura civile (arbitrato che non prevede la presenza obbligatoria nell'organo decidente di un magistrato ordinario), non è applicabile ai contratti di appalto stipulati antecedentemente all'entrata in vigore della detta norma.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II, 05/07/1999 n. 6952
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
La domanda di pagamento degli interessi moratori sul compenso dovuto dall'ente territoriale all'appaltatore di un'opera pubblica, maturati dopo l'espletamento del collaudo di essa senza riserve, esaustivo perciò di ogni aspetto concernente l'esecuzione del contratto di appalto, spetta alla competenza del giudice ordinario, e non al collegio arbitrale, al quale per contratto, i sensi dell'art. 43 D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, siano deferite le controversie tra P.A. e appaltatore, in quanto il criterio per stabilire la competenza è costituito dalla natura della questione, appartenente al giudice ordinario se conseguente al negozio di accertamento consistente nel collaudo; agli arbitri se attinente a punti contemplati nel contratto di appalto, ancorché controversi dopo il collaudo, con la prevalenza, in caso dubbio, della competenza ordinaria, essendo quella arbitrale derogatoria di essa.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 21/06/1999 n. 6230
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
In forza dell'art. 8 della legge 10 agosto 1950 n. 646 gli appalti stipulati dalla Cassa per il Mezzogiorno o da Enti suoi concessionari sono considerati alla stessa stregua dei contratti di appalto stipulati dallo Stato, sicché ad essi devono applicarsi le norme del Capitolato generale per le opere pubbliche cui al D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, le quali hanno valore normativo (e non contrattuale), con la conseguenza che in siffatti contratti di appalto le deroghe pattizie alle norme dell'indicato Capitolato possono produrre effetti soltanto riguardo alle norme dello stesso che abbiano carattere dispositivo e non anche rispetto a quelle dotate di forza cogente, fra le quali rientra l'art. 45 dell'anzidetto Capitolato Generale sulla composizione del collegio arbitrale per la risoluzione delle controversie insorte in occasione della esecuzione di opere pubbliche, con la conseguenza che è nulla la clausola compromissoria con la quale le parti abbiano previsto una composizione del collegio arbitrale difforme da quella indicata nel citato articolo. Detta nullità può essere fatta valere in sede di impugnazione del lodo, ancorché non sia stata dedotta nel giudizio arbitrale, in quanto l'art. 829 cod. proc. civ., primo comma, prevede l'onere della deduzione nel giudizio arbitrale solo per le nullità derivanti dall'inosservanza delle modalità previste per la nomina degli arbitri nei capi primo e secondo del titolo ottavo, non anche per la nullità del lodo dipendente dalla nullità del compromesso o della clausola compromissoria disciplinati dal n. 1 della stessa disposizione.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 21/04/1999 n. 3929
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
Il richiamo della disciplina fissata in un distinto documento che sia effettuato dalle parti contraenti, sulla premessa della piena conoscenza di tale documento ed al fine dell'integrazione del rapporto negoziale nella parte in cui difetti di una diversa regolamentazione, assegna alle previsioni di quella disciplina per il tramite di "relatio perfecta" il valore di clausole concordate e quindi le sottrae all'esigenza dell'approvazione specifica per iscritto di cui all'art. 1341 cod. civ. (fattispecie: in tema di appalto di opere pubbliche la S.C. ha ritenuto la validità della clausola compromissoria, ancorché non approvata specificatamente per iscritto, di cui all'art. 47 D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, richiamato dalle parti nel contratto di appalto e di conseguenza l'irrilevanza, nella specie, della pronuncia di illegittimità costituzionale di cui alla sentenza della Corte Cost. n. 152 del 1996, concernente la devoluzione obbligatoria al giudizio arbitrale, dovendosi conferire alla clausola "de qua" valore di norma pattizia liberamente convenuta).
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II 16/04/1999 n. 3802
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
Il capitolato generale di appalto per le opere pubbliche, approvato col D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 (modificato dalla L. 10 dicembre 1981 n. 741), che tra l'altro prevede la devolubilità ad un collegio arbitrale della definizione delle controversie insorte tra le parti, ha valore normativo e vincolante (e si applica quindi direttamente e indipendentemente dal richiamo che ne abbiano fatto le parti) soltanto agli appalti stipulati dallo Stato; esso non riguarda, invece, gli Enti pubblici diversi dallo Stato, per i quali può assumere efficacia obbligatoria soltanto sotto il profilo negoziale, ossia solo se e nei limiti in cui le parti lo abbiano richiamato per regolare il singolo rapporto contrattuale, come nell'ipotesi in cui le parti abbiano testualmente pattuito che il capitolato suddetto faccia parte integrante del contratto; con la conseguenza che in tal caso l'arbitrato ha la sua fonte non già nella legge (art. 47 D.P.R. n. 1063 del 1962 cit.), bensi in una convenzione compromissoria concretamente intercorsa tra le parti, da cui deriva anche la forza vincolante della convenzione stessa.
TAR Roma 16/02/1999 n. 375
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
L'art. 32 L. 11 febbraio 1994 n. 109, come sostituito dall'art. 9 bis D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito con modificazioni dalla L. 2 giugno 1995 n. 216, nella nuova formulazione introdotta dall'art. 10 L. 18 novembre 1998 n. 415, prevede espressamente che l'art. 45 del capitolato generale d'appalto delle opere pubbliche approvato col D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 - il quale richiede la necessaria presenza di un magistrato ordinario nel collegio arbitrale - cessi di avere efficacia dalla data di entrata in vigore del regolamento che disciplina la camera arbitrale; pertanto, l'art. 45 cit. resta in vigore per tutto il periodo antecedente all'entrata in vigore del detto regolamento.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 17/12/1998 n. 12622
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
L'art. 31 bis, co. 4 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m.(prevedente, ai fini della tutela giurisdizionale, l'equiparazione agli appalti delle concessioni in materia di lavori pubblici) non si riferisce soltanto alle concessioni di costruzione di opere pubbliche ma, attesa l'ampia portata letterale della citata disposizione legislativa, deve ritenersi che il relativo dettato si applichi anche a quelle concessioni con le quali risultino commesse al concessionario, insieme alla realizzazione di una o più opere materiali, anche attività tecniche e/o amministrative, accessorie o connesse a tale realizzazione (ad esempio, programmazione, progettazione, acquisizione delle aree e delle autorizzazioni, stipulazioni degli appalti, vigilanza dell'andamento dei lavori, collaudi).Alla stregua del codice di rito, nel testo in vigore prima della legge 5 gennaio 1994 n. 25, non è consentito l'intervento del terzo, rimasto estraneo al giudizio arbitrale, nel processo di impugnazione per nullità della sentenza arbitrale, restando la tutela dei diritti di detto terzo, eventualmente pregiudicati dalla sentenza arbitrale, affidata all'esperimento di un'ordinaria azione di accertamento, svincolata dall'osservanza dei termini di cui agli artt. 404 e 326 Cod. proc. civ. e dalle regole di competenza risultanti dall'art. 828 Cod. proc. civ.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 17/12/1998 n. 12616
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
Il cessionario di credito nascente da contratto nel quale sia inserita una clausola compromissoria non subentra nella titolarità del distinto e autonomo negozio compromissorio e non può pertanto invocare detta clausola nei confronti del debitore ceduto, tuttavia quest'ultimo può avvalersi della clausola compromissoria nei confronti del cessionario, atteso che il debitore ceduto si vedrebbe altrimenti privato del diritto di far decidere ad arbitri le controversie sul credito in forza di un accordo tra cedente e cessionario al quale egli è rimasto estraneo.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II 10/11/1998 n. 11294
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
L'attribuzione agli arbitri di ogni controversia circa la interpretazione e l'esecuzione di un determinato contratto non priva il giudice ordinario qualora venga adito, della potestà di interpretare la clausola compromissoria materialmente annessa al contratto stesso, al fine di delineare la competenza arbitrale ed accertare se la controversia vi rientri o sia ad essa estranea. Resta fermo, da un lato, il potere del collegio arbitrale in ordine alla verifica della propria legittimazione a pronunciarsi sulla controversia ad esso deferita dai compromettenti; decidendo sulla nullità o validità della clausola stessa, e, dall'altro, la possibilità che il lodo dallo stesso collegio emesso sia impugnato per nullità del compromesso.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 28/07/1998 n. 7398
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
Poiché il deferimento di una controversia al giudizio degli arbitri stranieri comporta una deroga alla giurisdizione del giudice ordinario, la clausola compromissoria deve essere espressa in modo chiaro ed univoco con riguardo alla precisa determinazione dell'oggetto delle future controversie e, in caso di dubbio in ordine all'interpretazione della portata della clausola compromissoria, deve preferirsi un'interpretazione restrittiva di essa e affermativa della giurisdizione ordinaria; è pertanto da escludersi che, tramite la clausola compromissoria contenuta in un determinato contratto, la deroga alla giurisdizione del giudice ordinario e il deferimento agli arbitri si estendano a controversie relative ad altri contratti, ancorché collegati al contratto principale cui accede la suddetta clausola.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 23/06/1998 n. 6248
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
In tema di interpretazione di una clausola compromissoria, il carattere rituale ovvero irrituale dell'arbitrato in essa previsto va desunto con riguardo alla volontà delle parti ricostruita secondo le ordinarie regole di ermeneutica contrattuale, ricorrendo la fattispecie dell'arbitrato rituale quando sia stata demandata agli arbitri una funzione sostitutiva di quella del giudice, integrandosi, per converso, l'ipotesi dell'arbitrato libero quando il collegio arbitrale sia stato investito della soluzione di determinate controversie in via negoziale, mediante un negozio di accertamento ovvero strumenti conciliativi o transattivi. Tale attività ermeneutica circa la natura dell'arbitrato presuppone, in sede di legittimità, l'esame e la valutazione diretta del patto compromissorio da parte della Corte, che non può limitarsi al mero controllo formale della decisione del giudice di merito, incidendo la soluzione della questione dedotta sul problema processuale dell'ammissibilità stessa dell'impugnazione del lodo per nullità dinanzi al giudice di appello, ovvero della sua eventuale impugnabilità dinanzi al Tribunale per vizi negoziali. Il permanere del dubbio interpretativo circa la effettiva volontà dei contraenti impone, come corretta opzione interpretativa, la dichiarazione della irritualità dell'arbitrato, tenuto conto del carattere del tutto eccezionale dell'arbitrato rituale, introduttivo, pur sempre, di una deroga alla competenza del giudice ordinario.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 25/05/1998 n. 5200
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
In tema di contratti e rapporti di pubblico appalto relativi alla realizzazione di opere pubbliche, la obbligatorietà della devoluzione al giudizio arbitrale delle controversie insorte tra amministrazione appaltante ed appaltatore, prevista testualmente dall'art. 16 della legge n. 741 del 1981, sostitutivo dell'art. 47 del D.P.R. n. 1063 del 1962 (che prevedeva, invece, la facoltà di adire l'autorità giudiziaria), è venuta meno per effetto della declaratoria di incostituzionalità della norma predetta (Corte Cost. 9 maggio 1996, n. 152). Pertanto, a seguito del ripristino della norma di cui al citato art. 47 (immediatamente applicabile anche in sede di giudizio legittimità), le parti hanno facoltà di agire dinanzi al giudice ordinario pur in presenza del principio di normale devoluzione agli arbitri delle controversie in materia di lavori pubblici, mentre al convenuto è altresì riconosciuta facoltà, in caso di promozione del giudizio arbitrale, di chiedere, entro il termine di trenta giorni dalla domanda di arbitrato, che la controversia sia devoluta alla cognizione del giudice ordinario, senza che la controparte abbia facoltà di opporsi.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II 15/12/1997 n. 12652
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
A norma del nuovo testo dell'art. 830, comma primo cod. proc. civ., quando la Corte d'appello accoglie l'impugnazione di nullità del lodo per vizio che incida soltanto su di una parte del medesimo, deve accertare se tale parte sia scindibile dalle altre, evidenziando i rapporti di logica e giuridica connessione, dipendenza e pregiudizialità tra le varie parti della pronunzia arbitrale, e, a seconda dell'esito dell'accertamento, dichiarare, rispettivamente, la nullità parziale del lodo, limitando la declaratoria e, quindi, la cognizione del giudizio rescissorio al capo o ai capi ritenuti viziati e a quelli che risultano ad essi inscindibilmente legati, con la conferma del lodo nel resto, ovvero dichiarare la nullità totale del lodo stesso.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 09/12/1996 n. 10955
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
In tema di concessioni ed appalti di lavori pubblici, l'art. 9 D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito nella L. 2 giugno 1995 n. 216, aggiungendo l'art. 31 bis al testo della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., prevede ai fini della tutela giurisdizionale, che le concessioni di lavori pubblici sono equiparate agli appalti, con riguardo ad ogni controversia, ivi comprese quelle relative ai lavori appaltati o concessi anteriormente all'entrata in vigore della legge; pertanto, anche con riferimento a tale normativa vige il principio secondo il quale rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (con conseguente preclusione della giurisdizione arbitrale e nullità della relativa clausola stipulata) le controversie relative alla concessione di sola costruzione di opera pubblica, qualora con lo strumento concessorio si attui una traslazione di pubblici poteri e sempre che l'oggetto del contendere non sia il quantum del corrispettivo; appartiene, invece, alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia relativa alla liquidazione di posizioni patrimoniali conseguenti alla semplice realizzazione dell'opera pubblica commissionata, intesa come mera attività materiale di costruzione, con esclusione di ogni riferimento a funzioni ed attività diverse ed ulteriori implicanti l'attribuzione e l'esercizio di poteri e facoltà propri dell'Ente pubblico concedente.Riguardo al giudizio di impugnazione delle pronunce arbitrali, l'unificazione della fase rescindente e della fase rescissoria non costituisce causa di nullità dell'intero procedimento qualora il giudice abbia tenuto distinte sul piano logico, giuridico e concettuale le due fasi e, dopo aver pronunciato sulla nullità, abbia esaminato le conclusioni di merito ritualmente precisate dalle parti e ritenuto di poter pronunciare la decisione definitiva in base agli elementi di prova già acquisiti al processo arbitrale ed alle constatazioni compiute dagli arbitri.
Corte Costituzionale 09/05/1996 n. 152
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
In base al congiunto disposto degli artt. 24 primo comma e 102 primo comma Cost., il fondamento di qualsiasi arbitrato è da rinvenirsi unicamente nella libera scelta delle parti e non nella legge, o più generalmente in una volontà autoritativa; pertanto, è in contrasto con tali parametri costituzionali l'art. 16 L. 10 dicembre 1981 n. 741, che ha sostituito l'art. 47 del Capitolato generale d'appalto per le opere di competenza del Ministero dei lavori pubblici, approvato col D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, nella parte in cui, prevedendo che la competenza arbitrale può essere derogata solo con clausola inserita nel bando o invito di gara, oppure nel contratto in corso di trattativa privata, non consente che la competenza possa essere derogata anche con atto unilaterale di ciascuno dei contraenti, come invece avveniva nel vecchio testo dell'art. 47 del capitolato generale in questione.
Consiglio di Stato 11/01/1996 n. 3129
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
L'Amministrazione che in un appalto a licitazione privata intenda escludere il ricorso all'arbitrato deve inserire apposita clausola nel contratto, ai sensi dell'art. 32 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., con indicazione del foro competente, soggetta a sottoscrizione specifica ai sensi dell'art. 1341 c.c.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 28/04/1995 n. 4726
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
Con riguardo ai presupposti del procedimento arbitrale per le controversie in materia di appalto di opera pubblica, le deroghe al principio della necessità del preventivo collaudo, previsto dall'art. 44 Capitolato generale di cui al D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, non devono considerarsi tassative e la descritta causa di temporanea improcedibilità della domanda non è operativa in presenza di fatti o circostanze che rendano inutile il collaudo o, a maggior ragione, quando il collaudo non possa essere eseguito (nella specie, per aver entrambe le parti univocamente manifestato la volontà di non proseguire il rapporto, con conseguente mancata ultimazione dell'opera).Nell'esecuzione del contratto di appalto di opera pubblica, la Pubblica amministrazione è soggetta alle regole generali in materia di adempimento e, in particolare, al rispetto degli artt. 1374 e 1375 c.c., con la conseguenza che il diritto dell'appaltatore di adire gli arbitri non può essere condizionato al di là del tempo ragionevolmente necessario per risolvere la controversia, senza che sia necessaria la messa in mora dell'Amministrazione, né l'assegnazione di un termine alla stessa.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 07/03/1995 n. 2651
legge 109/94 Articoli 1, 31bis - Codici 1.1, 31/bis.3
In tema di appalti pubblici, l'opzione concessa all'appaltatore dall'art. 30 del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 di chiedere lo scioglimento del contratto senza indennità in caso di sospensione dei lavori ed il conseguente diritto al risarcimento dei danni solo nel caso in cui l'Amministrazione si sia opposta a tale richiesta di scioglimento, si riferiscono a sospensioni legittime dei lavori, quale che sia stata la loro durata, in quanto « dovute a ragioni di pubblico interesse o necessità » (come espressamente previsto all'inizio del capoverso dall'art. 30 cit.), non già protrazione illegittima della sospensione (nella specie, verificatasi per fatto colposo imputabile all'Amministrazione committente).L'art. 45 del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 (approvazione del Capitolato generale d'appalto per le opere pubbliche), nello stabilire la composizione del collegio arbitrale, prevede che, dei cinque componenti, tre sono in posizione di terzietà (il presidente, il magistrato del Consiglio di Stato, il componente tecnico del Consiglio superiore dei lavori pubblici), uno è il libero professionista nominato dall'appaltatore, uno è il funzionario del Ministero dei lavori pubblici o l'avvocato dello Stato nominato dal Ministero dei lavori pubblici o da un suo delegato: ne consegue - in base alla logica simmetrica dei criteri di nomina e dell'equilibrio che tendono a realizzare - che il membro del collegio arbitrale nominato dal Ministro assume la qualià di fiduciario della controparte dell'appaltatore cosicché quando, per effetto di delegazione amministrativa intersoggettiva, controparte dell'appaltatore non è più il Ministro, bensi il Comune, è a quest'ultimo (e non al Ministro) che l'appaltatore deve rivolgersi per ottenere la nomina del membro del collegio arbitrale che impersona il fiduciario della controparte.